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Questo blog è di Danila Oppio, colei che l'ha creato, e se ne è sempre presa cura, in qualità di webmaster.
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mercoledì 24 maggio 2017

AVEVA RAGIONE QUELLA PAZZA DI ORIANA FALLACI.

Dopo l'ennesima strage degli innocenti, è bene rileggere quanto più volte ha ribadito Oriana Fallaci. Ne ha pubblicato, sull'argomento, diversi libri. 
  • La rabbia e l'orgoglio (2001)
  • La forza della ragione (2004)
  • Oriana Fallaci intervista se stessa (2004)




Sull'islam aveva ragione quella "pazza" di Oriana Fallaci

L'odio per l'Occidente, il fallimento dell'integrazione: in queste righe sembra di leggere la cronaca di oggi. 




Leggete queste righe come fossero un saggio scritto ieri, e avrete una valida analisi dei fatti di attualità degli ultimi giorni. Ma, com'è ovvio, le righe che seguono sono state scritte da Oriana Fallaci non in queste ore, ma all'indomani dell'11 settembre del 2001, dopo l'attacco alle Torri Gemelle. Parole scritte con rabbia e con l'intensità di cui lei era capace, ma anche con coraggio. Un coraggio che dette fastidio a chi preferiva non intendere le sue ragioni. 


Sono anni che come una Cassandra mi sgolo a gridare «Troia brucia, Troia brucia». Anni che ripeto al vento la verità sul Mostro e sui complici del Mostro cioè sui collaborazionisti che in buona o cattiva fede gli spalancano le porte. Che come nell'Apocalisse dell'evangelista Giovanni si gettano ai suoi piedi e si lasciano imprimere il marchio della vergogna. Incominciai con La Rabbia e l'Orgoglio . Continuai con La Forza della Ragione . Proseguii con Oriana Fallaci intervista sé stessa e con L'Apocalisse . I libri, le idee, per cui in Francia mi processarono nel 2002 con l'accusa di razzismo-religioso e xenofobia. Per cui in Svizzera chiesero al nostro ministro della Giustizia la mia estradizione in manette. Per cui in Italia verrò processata con l'accusa di vilipendio all'Islam cioè reato di opinione. Libri, idee, per cui la Sinistra al Caviale e la Destra al Fois Gras ed anche il Centro al Prosciutto mi hanno denigrata vilipesa messa alla gogna insieme a coloro che la pensano come me. Cioè insieme al popolo savio e indifeso che nei loro salotti viene definito dai radical-chic «plebaglia-di-destra». E sui giornali che nel migliore dei casi mi opponevano farisaicamente la congiura del silenzio ora appaiono titoli composti coi miei concetti e le mie parole. Guerra-all'Occidente, Culto-della-Morte, Suicidio-dell'Europa, Sveglia-Italia-Sveglia.

Il nemico è in casa

Continua la fandonia dell'Islam «moderato», la commedia della tolleranza, la bugia dell'integrazione, la farsa del pluriculturalismo. E con questa, il tentativo di farci credere che il nemico è costituito da un'esigua minoranza e che quella esigua minoranza vive in Paesi lontani. Be', il nemico non è affatto un'esigua minoranza. E ce l'abbiamo in casa. Ed è un nemico che a colpo d'occhio non sembra un nemico. Senza la barba, vestito all'occidentale, e secondo i suoi complici in buona o in malafede perfettamente-inserito-nel-nostro-sistema-sociale. Cioè col permesso di soggiorno. Con l'automobile. Con la famiglia. E pazienza se la famiglia è spesso composta da due o tre mogli, pazienza se la moglie o le mogli le fracassa di botte, pazienza se non di rado uccide la figlia in blue jeans, pazienza se ogni tanto suo figlio stupra la quindicenne bolognese che col fidanzato passeggia nel parco. È un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza con intensità. Un nemico che in nome dell'umanitarismo e dell'asilo politico accogliamo a migliaia per volta anche se i Centri di accoglienza straripano, scoppiano, e non si sa più dove metterlo. Un nemico che in nome della «necessità» (ma quale necessità, la necessità di riempire le strade coi venditori ambulanti e gli spacciatori di droga?) invitiamo anche attraverso l'Olimpo Costituzionale. «Venite, cari, venite. Abbiamo tanto bisogno di voi». Un nemico che le moschee le trasforma in caserme, in campi di addestramento, in centri di reclutamento per i terroristi, e che obbedisce ciecamente all'imam. Un nemico che in virtù della libera circolazione voluta dal trattato di Schengen scorrazza a suo piacimento per l'Eurabia sicché per andare da Londra a Marsiglia, da Colonia a Milano o viceversa, non deve esibire alcun documento. Può essere un terrorista che si sposta per organizzare o materializzare un massacro, può avere addosso tutto l'esplosivo che vuole: nessuno lo ferma, nessuno lo tocca.

Il crocifisso sparirà

Un nemico che appena installato nelle nostre città o nelle nostre campagne si abbandona alle prepotenze ed esige l'alloggio gratuito o semi-gratuito nonché il voto e la cittadinanza. Tutte cose che ottiene senza difficoltà. Un nemico che ci impone le proprie regole e i propri costumi. Che bandisce il maiale dalle mense delle scuole, delle fabbriche, delle prigioni. Che aggredisce la maestra o la preside perché una scolara bene educata ha gentilmente offerto al compagno di classe musulmano la frittella di riso al marsala cioè «col liquore». E-attenta-a-non-ripeter-l'oltraggio. Un nemico che negli asili vuole abolire anzi abolisce il Presepe e Babbo Natale. Che il crocifisso lo toglie dalle aule scolastiche, lo getta giù dalle finestre degli ospedali, lo definisce «un cadaverino ignudo e messo lì per spaventare i bambini musulmani». Un nemico che in Inghilterra s'imbottisce le scarpe di esplosivo onde far saltare in aria il jumbo del volo Parigi-Miami. Un nemico che ad Amsterdam uccide Theo van Gogh colpevole di girare documentari sulla schiavitù delle musulmane e che dopo averlo ucciso gli apre il ventre, ci ficca dentro una lettera con la condanna a morte della sua migliore amica. Il nemico, infine, per il quale trovi sempre un magistrato clemente cioè pronto a scarcerarlo. E che i governi eurobei (ndr: non si tratta d'un errore tipografico, voglio proprio dire eurobei non europei) non espellono neanche se è clandestino.

Dialogo tra civiltà

Apriti cielo se chiedi qual è l'altra civiltà, cosa c'è di civile in una civiltà che non conosce neanche il significato della parola libertà. Che per libertà, hurryya, intende «emancipazione dalla schiavitù». Che la parola hurryya la coniò soltanto alla fine dell'Ottocento per poter firmare un trattato commerciale. Che nella democrazia vede Satana e la combatte con gli esplosivi, le teste tagliate. Che dei Diritti dell'Uomo da noi tanto strombazzati e verso i musulmani scrupolosamente applicati non vuole neanche sentirne parlare. Infatti rifiuta di sottoscrivere la Carta dei Diritti Umani compilata dall'Onu e la sostituisce con la Carta dei Diritti Umani compilata dalla Conferenza Araba. Apriti cielo anche se chiedi che cosa c'è di civile in una civiltà che tratta le donne come le tratta. L'Islam è il Corano, cari miei. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani. È incompatibile col concetto di civiltà.

Una strage in Italia?

La strage toccherà davvero anche a noi, la prossima volta toccherà davvero a noi? Oh, sì. Non ne ho il minimo dubbio. Non l'ho mai avuto. E aggiungo: non ci hanno ancora attaccato in quanto avevano bisogno della landing-zone, della testa di ponte, del comodo avamposto che si chiama Italia. Comodo geograficamente perché è il più vicino al Medio Oriente e all'Africa cioè ai Paesi che forniscono il grosso della truppa. Comodo strategicamente perché a quella truppa offriamo buonismo e collaborazionismo, coglioneria e viltà. Ma presto si scateneranno. Molti italiani non ci credono ancora. Si comportano come i bambini per cui la parola Morte non ha alcun significato. O come gli scriteriati cui la morte sembra una disgrazia che riguarda gli altri e basta. Nel caso peggiore, una disgrazia che li colpirà per ultimi. Peggio: credono che per scansarla basti fare i furbi cioè leccarle i piedi.

Multiculturalismo, che panzana

L'Eurabia ha costruito la panzana del pacifismo multiculturalista, ha sostituito il termine «migliore» col termine «diverso-differente», s'è messa a blaterare che non esistono civiltà migliori. Non esistono principii e valori migliori, esistono soltanto diversità e differenze di comportamento. Questo ha criminalizzato anzi criminalizza chi esprime giudizi, chi indica meriti e demeriti, chi distingue il Bene dal Male e chiama il Male col proprio nome. Che l'Europa vive nella paura e che il terrorismo islamico ha un obbiettivo molto preciso: distruggere l'Occidente ossia cancellare i nostri principii, i nostri valori, le nostre tradizioni, la nostra civiltà. Ma il mio discorso è caduto nel vuoto. Perché? Perché nessuno o quasi nessuno l'ha raccolto. Perché anche per lui i vassalli della Destra stupida e della Sinistra bugiarda, gli intellettuali e i giornali e le tv insomma i tiranni del politically correct , hanno messo in atto la Congiura del Silenzio. Hanno fatto di quel tema un tabù.

Conquista demografica

Nell'Europa soggiogata il tema della fertilità islamica è un tabù che nessuno osa sfidare. Se ci provi, finisci dritto in tribunale per razzismo-xenofobia-blasfemia. Ma nessun processo liberticida potrà mai negare ciò di cui essi stessi si vantano. Ossia il fatto che nell'ultimo mezzo secolo i musulmani siano cresciuti del 235 per cento (i cristiani solo del 47 per cento). Che nel 1996 fossero un miliardo e 483 milioni. Nel 2001, un miliardo e 624 milioni. Nel 2002, un miliardo e 657 milioni. Nessun giudice liberticida potrà mai ignorare i dati, forniti dall'Onu, che ai musulmani attribuiscono un tasso di crescita oscillante tra il 4,60 e il 6,40 per cento all'anno (i cristiani, solo 1'1 e 40 per cento). Nessuna legge liberticida potrà mai smentire che proprio grazie a quella travolgente fertilità negli anni Settanta e Ottanta gli sciiti abbiano potuto impossessarsi di Beirut, spodestare la maggioranza cristiano-maronita. Tantomeno potrà negare che nell'Unione Europea i neonati musulmani siano ogni anno il dieci per cento, che a Bruxelles raggiungano il trenta per cento, a Marsiglia il sessanta per cento, e che in varie città italiane la percentuale stia salendo drammaticamente sicché nel 2015 gli attuali cinquecentomila nipotini di Allah da noi saranno almeno un milione.

Addio Europa, c'è l'Eurabia

L'Europa non c'è più. C'è l'Eurabia. Che cosa intende per Europa? Una cosiddetta Unione Europea che nella sua ridicola e truffaldina Costituzione accantona quindi nega le nostre radici cristiane, la nostra essenza? L'Unione Europea è solo il club finanziario che dico io. Un club voluto dagli eterni padroni di questo continente cioè dalla Francia e dalla Germania. È una bugia per tenere in piedi il fottutissimo euro e sostenere l'antiamericanismo, l'odio per l'Occidente. È una scusa per pagare stipendi sfacciati ed esenti da tasse agli europarlamentari che come i funzionari della Commissione Europea se la spassano a Bruxelles. È un trucco per ficcare il naso nelle nostre tasche e introdurre cibi geneticamente modificati nel nostro organismo. Sicché oltre a crescere ignorando il sapore della Verità le nuove generazioni crescono senza conoscere il sapore del buon nutrimento. E insieme al cancro dell'anima si beccano il cancro del corpo.

Integrazione impossibile

La storia delle frittelle al marsala offre uno squarcio significativo sulla presunta integrazione con cui si cerca di far credere che esiste un Islam ben distinto dall'Islam del terrorismo. Un Islam mite, progredito, moderato, quindi pronto a capire la nostra cultura e a rispettare la nostra libertà. Virgilio infatti ha una sorellina che va alle elementari e una nonna che fa le frittelle di riso come si usa in Toscana. Cioè con un cucchiaio di marsala dentro l'impasto. Tempo addietro la sorellina se le portò a scuola, le offrì ai compagni di classe, e tra i compagni di classe c'è un bambino musulmano. Al bambino musulmano piacquero in modo particolare, così quel giorno tornò a casa strillando tutto contento: «Mamma, me le fai anche te le frittelle di riso al marsala? Le ho mangiate stamani a scuola e...». Apriti cielo. L'indomani il padre di detto bambino si presentò alla preside col Corano in pugno. Le disse che aver offerto le frittelle col liquore a suo figlio era stato un oltraggio ad Allah, e dopo aver preteso le scuse la diffidò dal lasciar portare quell'immondo cibo a scuola. Cosa per cui Virgilio mi rammenta che negli asili non si erige più il Presepe, che nelle aule si toglie dal muro il crocifisso, che nelle mense studentesche s'è abolito il maiale. Poi si pone il fatale interrogativo: «Ma chi deve integrarsi, noi o loro?».

L'islam moderato non esiste

Il declino dell'intelligenza è il declino della Ragione. E tutto ciò che oggi accade in Europa, in Eurabia, ma soprattutto in Italia è declino della Ragione. Prima d'essere eticamente sbagliato è intellettualmente sbagliato. Contro Ragione. Illudersi che esista un Islam buono e un Islam cattivo ossia non capire che esiste un Islam e basta, che tutto l'Islam è uno stagno e che di questo passo finiamo con l'affogar dentro lo stagno, è contro Ragione. Non difendere il proprio territorio, la propria casa, i propri figli, la propria dignità, la propria essenza, è contro Ragione. Accettare passivamente le sciocche o ciniche menzogne che ci vengono somministrate come l'arsenico nella minestra è contro Ragione. Assuefarsi, rassegnarsi, arrendersi per viltà o per pigrizia è contro Ragione. Morire di sete e di solitudine in un deserto sul quale il Sole di Allah brilla al posto del Sol dell'Avvenir è contro Ragione.

Ecco cos'è il Corano

Perché non si può purgare l'impurgabile, censurare l'incensurabile, correggere l'incorreggibile. Ed anche dopo aver cercato il pelo nell'uovo, paragonato l'edizione della Rizzoli con quella dell'Ucoii, qualsiasi islamista con un po' di cervello ti dirà che qualsiasi testo tu scelga la sostanza non cambia. Le Sure sulla jihad intesa come Guerra Santa rimangono. E così le punizioni corporali. Così la poligamia, la sottomissione anzi la schiavizzazione della donna. Così l'odio per l'Occidente, le maledizioni ai cristiani e agli ebrei cioè ai cani infedeli.

venerdì 11 novembre 2016

KARMA di Danila Oppio


 Quando un uccello è in vita, mangia le formiche.
 Quando l'uccello è morto, sono le formiche a nutrirsi di lui.
 Il tempo e le circostanze possono cambiare in ogni momento. 
 Non disprezzare o urtare nessuno, in vita.
Tu puoi essere potente, oggi. Ma ricorda. 
Il tempo è più potente di te!

Karma è una parola sanscrita che può essere tradotta semplicisticamente come “agire”. In tal senso “azione”, è quella indicata nelle filosofie orientali come azione spinta dalla volontà in relazione al principio di causa ed effetto, vincolando gli esseri dotati di intelligenza e capaci di provare emozioni e sensazioni al Samsāra ovvero al ciclo di vita, morte e rinascita. Il Karma è un concetto centrale nell'Induismo, nel Buddhismo e in altre religioni. Verso il XIX secolo cominciò a diffondersi in occidente sotto la spinta della società Teosofica e attualmente riveste un importanza centrale in numerose discipline New Age. Nella religione Induista il Karma si riferisce sia all’attività come agire in senso stretto, sia tutte le conseguenze derivate dalle azioni che un individuo ha compiuto nel corso delle vite passate. 
Il Karma Yoga è una via per ottenere la liberazione chiamata anche “Moksha”. Nel Buddismo il Karma rappresenta il “Principio Universale” in virtù del quale “un’azione virtuosa” genera benefici nelle vite successive, mentre un’azione “non virtuosa” genera malessere e disagi nelle vite successive. In sostanza il Karma connette ogni essere intelligente al ciclo del samsāra, così che tutto ciò che esso compirà avrà delle ripercussioni, negative o positive a seconda dei casi, nella vita futura. Tuttavia esiste un tipo di karma che non è né positivo né negativo: esso porta alla “liberazione”. Qualunque manifestazione scaturita dagli esseri senzienti è costituita da una certa quantità di “semi del Karma” che, dovranno essere distrutti affinché possano liberarsi dal ciclo del samsāra. La liberazione da questi semi può avvenire solo nel corso del tempo fino a che non si raggiungerà l’illuminazione. 

Quando il debito karmico sarà estinto, l’essere non sarà più vincolato al Karma e di conseguenza al samsāra e potrà finalmente raggiungere il Nirvana.  In linea generale dobbiamo riflettere e concentrarsi sulla nostra esistenza presente per fare in modo che le nostre azioni, i nostri pensieri e sentimenti siano purificati da intendimenti negativi, pericolosi sia verso noi stessi che verso gli altri. Non dobbiamo credere che ciò che facciamo ora non abbia conseguenze sulla nostra esistenza. Prima o poi le nostre colpe busseranno alla porta dell’anima e del cuore, i nostri errori si ritorceranno contro, in un ciclo senza fine se non abbiamo l’umiltà e la forza di correggere le nostre mancanze. Essere consapevoli che alcune nostre azioni possono risultare negative ci aiuterà ad evitare nella vita presente e nella vita futura di commettere gli stessi errori e di elevarci così in un piano superiore fino a che non saremo del tutto liberi da quello che comunemente viene chiamato "peccato".

Detto questo, e premetto che non sono buddista né tanto meno induista, credo sia vero  che alla fine si arrivi alla catarsi, che spesso è erroneamente interpretata come un giudizio e punizione estrema. In effetti così non è.

Nella religione della Grecia classica, consiste nel rito magico della purificazione, inteso a mondare il corpo e l'anima da ogni contaminazione.

In psicoanalisi, è ritenuto il processo di liberazione da esperienze traumatizzanti o da situazioni conflittuali, ottenuto col far riaffiorare alla coscienza dell'individuo gli eventi responsabili, rimuovendoli dal subconscio.

Direi che è troppo comodo, rimuovere dal subconscio il male che abbiamo fatto ad altri. Le ferite procurate al prossimo, vanno ricordate, e possibilmente lenite con la consapevolezza di aver sbagliato, e quindi cercando di porvi rimedio, non fosse altro che battendosi il petto pronunciando un sincero “mea culpa”.
Ma gli esseri umani pensano solo a se stessi, e una volta che hanno rimosso dalla coscienza gli errori commessi, se li gettano alle spalle. E chi ha sofferto per le azioni o le parole ricevute, non può che farsene una ragione, e perdonare.
Il perdono però non è così semplice da donare…non è facile dimenticare, né tanto meno curare certe ferite che sanguineranno per anni. Perché il male (il peccato) è un’onta gettata sul prossimo, difficile da smacchiare dall’anima.

Peccato è un sostantivo che non va più di moda, si evita di scriverlo e pronunciarlo, proprio come fosse un “peccato” solo citandone il nome. Ma peccato è tutto quello che fa male, a noi stessi o agli altri.

Non so come si possa vivere con la coscienza sporca, se questa mai dovesse rimordere. Certo chi non ne ha, sta benissimo e continua a vivere la propria esistenza senza preoccuparsi delle conseguenze.
Ma chi ancora ne sa ascoltare la voce, dovrà arrendersi al destino: il karma, visto anche con occhi occidentali, si può paragonare ad alcuni proverbi, come ad esempio: “chi la fa, l’aspetti”. Il male è come un boomerang, quello che si  è fatto di male, prima o poi, ritorna a chi  l’ha prodotto.
Ho sempre perdonato, ma non mi è stato possibile dimenticare il male ricevuto, soprattutto gratuito.
Il perdono è un toccasana, un rimedio contro una sofferenza che diversamente potrebbe incrinare la stabilità psichica e talvolta anche fisica di una persona.
Ma il ricordo del male ricevuto, è memoria per non caderci a nostra volta.
E’ peccato trattare con freddezza chi vorrebbe ricevere calore umano, è peccato rompere un’amicizia o un amore per banali motivi, è peccato non solo uccidere un corpo, ma anche un’anima, un sentimento.
E nel tempo si riceverà, magari da altre fonti, il meritato castigo.
Non ho mai maledetto nessuno: male dire significa non solo parlar male di una persona, ma augurarle il male. Non lo auguro a nessuno, nemmeno a quelli che di male ne hanno fatto tanto.
Ci penserà il karma a dar loro la giusta ricompensa. Soffriranno come hanno fatto soffrire altri, e allora forse capiranno dove hanno sbagliato.

Danila Oppio

martedì 4 ottobre 2016

Storie Vagabonde - concorso letterario - IV edizione

L'amica Laura Vargiu mi ha chiesto di diffondere questo concorso, e lo faccio molto volentieri.


STORIE VAGABONDE concorso letterario - IV edizione

andate direttamente a questo link:


Ciao!

Eccoci giunti alla quarta edizione della mia creatura! Il concorso letterario STORIE VAGABONDE! E quindi, come da tradizione, ecco a voi il bando! Yuppi!

CONCORSO LETTERARIO “STORIE VAGABONDE”
Quarta edizione - bando
Concorso gratuito di racconti brevi con premio in libri.


E’ indetta la quarta edizione del concorso letterario “Storie vagabonde”, la cui partecipazione è aperta a tutti, purché maggiorenni, con opere aventi le seguenti caratteristiche:

-      Sezione A: RACCONTI BREVI, della lunghezza massima di 6.000 caratteri (titolo e spazi inclusi) a TEMA LIBERO sia editi che inediti, anche già premiati in altri concorsi, ma non già partecipanti alle scorse edizioni di questo concorso.

-      Sezione B: POESIA IN RIMA! L’elaborato a tema libero deve avere unalunghezza massima di 30 versi, per un massimo di 40 righe titolo compreso, sia poesie edite che inedite, anche già premiate in altri concorsi, importante è che siano rigorosamente in rima.

Si può partecipare ad entrambe le sezioni con un solo elaborato per sezione.
Verranno esclusi testi dal contenuto offensivo, pedo-pornografico, razzista o che leda in qualche modo la dignità altrui. Non si accettano opere dialettali.

La PRESENTAZIONE degli elaborati avverrà tramite MAIL, in forma di allegato, all’indirizzo

avendo cura: di specificare nell’oggetto solo il titolo dell’elaborato e la sezione a cui si vuole partecipare, di non aggiungere testo nella mail, di utilizzare file solo in formato word e di nominare tale file come il titolo dell’elaborato. Si raccomanda di non inserire dati anagrafici né all’interno del file, né all’interno della mail. Vi verranno chiesti tramite mail in caso di piazzamento utile. Non verrà inviata apposita e specifica conferma di ricezione, pertanto chi volesse averla è pregato di flaggare la ricevuta di ritorno nel proprio invio.

Il Concorso avrà inizio il 1 ottobre 2016 e il termine ultimo per la presentazione degli elaborati è il 30 novembre 2016.

I testi che non rispettano i parametri citati verranno esclusi fin da subito dal concorso senza obbligo di comunicazione da parte della segreteria.
I testi che presentano errori grammaticali grossolani ed evitabili, se ammessi al concorso, saranno penalizzati con una riduzione nel punteggio finale, variabile a seconda delle valutazioni della giuria. Si raccomanda di non presentare opere poco curate nella forma e nella sostanza, di non presentare rime scontate ed elementari, ma di avere a cuore la scrittura quale forma d’arte di valore e non come passatempo (per quello ci sono le parole crociate).

La giuria è così composta: Silvia Borghi (coordinatrice e organizzatrice), Candido Bottin, Elios Tigrane, Elisa Irene Anastasi, Federico Sinopoli, Giusy Del Vento, Laura Vargiu, Mauro Tonino, Pia Carmela Strafella, Roberto Roganti, Veruska Vertuani. I giurati leggeranno ed emetteranno una valutazione entro il 15 gennaio 2017, la segreteria stilerà la classifica definitiva entro il 31 gennaio 2017. 

PREMI per i primi tre classificati per ogni sezione consistono in:
-      Primo classificato: 2 libri editi dai giurati.
-      Secondo classificato: 1 libro edito e 1 libro auto pubblicato dai giurati.
-      Terzo classificato: 1 libro auto pubblicato dai giurati.
I libri, autografati, verranno spediti senza alcuna spesa a carico dei vincitori all’indirizzo che ci verrà comunicato via mail. I vincitori verranno avvisati sulla casella mail utilizzata per partecipare al concorso. In caso di mancata risposta, i premi non verranno destinati ad altri piazzamenti.


E’ attiva una pagina face book che fungerà da quartier generale:

Storie vagabonde – concorso letterario

nella quale pubblicheremo aggiornamenti, variazioni ed eventuali slittamenti di date. Verranno pubblicati, inoltre, i titoli dei racconti ammessi al concorso man mano che arriveranno alla casella mail, precisando in ogni caso che il numero di “mi piace” non influirà sulla valutazione finale.
Infine, l’organizzazione si riserva, in caso di buona riuscita del concorso, di produrre in auto pubblicazione un’antologia dei migliori racconti, richiedibile autonomamente dagli interessati con modalità che verranno specificate.
I dati personali eventualmente comunicati (quali l’indirizzo di spedizione e l’indirizzo mail) verranno utilizzati solo ai fini del concorso e non a scopi pubblicitari e saranno messi a disposizione solo del coordinatore e dei giurati per poter adempiere agli impegni presi verso i partecipanti.

Per ogni altro tipo di informazione o chiarimento, potete usare preferibilmente la messaggistica della pagina face book oppure la mail scrivendo nell’oggetto INFO.

La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento.


ASPETTIAMO LE VOSTRE STORIE VAGABONDE!!!

Auguro a tutta la giuria un buon lavoro, ringraziandoli sin d'ora per l'aiuto enorme che mi danno. Invito tutti i partecipanti a non essere pigri e pavidi e in bocca al lupo a tutti!!!

Bye, Sly

giovedì 15 settembre 2016

Avvertenze e comunicazioni

Durante il periodo estivo ho effettuato alcune modifiche sui miei tre blog. Anche questo è rimasto in cantiere, riguardo alle impostazioni, per lungo tempo. Volevo ridurre gli spazi, in home page, e non ne trovavo il modo. Ora ho potuto creare un paio di collegamenti che riguardano il poeta Gavino Puggioni. Uno è rimasto invariato, ovvero quello della bibliografia dell'autore, anche se avrei desiderato unificarlo coi suoi libri. Le 5 copertine dei suoi libri occupavano molto spazio sulla colonna a destra della home page, e non spiegavano nulla. Così ora, cliccando sulla copertina della sua ultima silloge (gli auguro che ne seguano altre) Nelle falesie dell'anima, questa riporta alla pagina dove appaiono tutte le precedenti sillogi, ivi compresa quest'ultima. Da questa foto potrete vedere le due immagini situate in home page, che rappresentano rispettivamente i libri del poeta (Nelle falesie dell'anima, cliccandovi sopra, si potranno vedere anche i precedenti) e cliccando sull'immagine dell'usignolo, potrete leggere la bibliografia e i premi ottenuti da Puggioni. Così non manca nulla, a parte una serie di sue foto, del tutto inutili. 


In questo modo ho compresso lo spazio, senza nulla togliere di quanto riguarda le opere di Puggioni. Questo blog era nato per lui, e solo per lui, e dentro lo stesso, con i suoi suggerimenti, abbiamo potuto pubblicare sia le sue opere che quelle di autori amici o famosi, di suo gradimento. Da tempo questo blog non gli appartiene più, in quanto non ha apprezzato il lungo ed estenuante lavoro che ho impiegato per inserire tutte le sue opere e quelle degli autori da lui preferiti, Un lavoro che è durato anni, e che mi ha occupato intere giornate. Era un dono che gli avevo fatto, perché stimavo il poeta e la persona. Più volte ho pensato di eliminare questo blog. Poi ho riflettuto che tutto quel tempo interminabile trascorso al computer per rendere sempre più bello e interessante Gironzolando, non poteva finire alle ortiche. Quindi l'ho volturato a me stessa, poiché il blog l'ho creato e gestito sempre io, ma ora inserisco solo ciò che è di mio gradimento, senza che altri mi debbano dire cosa può apparire e cosa non è gradita. Facendo qualche conto,  dopo oltre 4 anni di vita, questo blog ha raggiunto 108.000 visite, e continua imperterrito ad essere seguito da tutto il mondo. 
Qualche statistica?





Qui sotto, i Paesi che hanno visitato il blog fino ad oggi (solo quelli con maggior frequenza)


 Un esempio? i Paesi che hanno visitato questo blog stamattina
 I post più letti dalla nascita di questo blog. Tra questi, la poesia Il violino di pietra e Nuvola,  di Puggioni, ma anche gran parte della Galleria d'Arte che io stessa ho voluto inserire proprio per rendere più interessante il contenuto di Gironzolando.
Penso sia tutto.
Danila Oppio

venerdì 26 agosto 2016

A proposito di Burkini

e meglio sarebbe scrivere burqini, in quando in arabo si scrive burqa e non burka! Comunque, per fare il verso ai bikini, accetto anche questo errore. 
Dunque dicevo, direi che il burkini dovrebbe essere indossato da certe signore occidentali, che si presentano in spiaggia  in bikini e sono inguardabili.
Ho pubblicato su Versi in volo, l'altro mio blog, un paio di articoli avuti dalla Prof. Renata Rusca Zargar, italiana che, per amore del marito indiano, ha abbracciato la religione musulmana. 
Sentiamo un po' cosa dicono gli stessi musulmani, sull'argomento, a questi link





Capisco che anche loro hanno bisogno di sole e di mare, ma potrebbero prendere il sole sul terrazzo del loro albergo o casa, nel giardino, lontano da occhi altrui. Resto dell'idea che anche le belle ragazze, giovani ed attraenti, non debbano andare in giro in topless e tanga.

Insomma, ci sono esagerazioni sia da parte della mentalità  musulmana, che da parte di quella occidentale.
Vorrei ricordare che, fino agli inizi degli anni '30 del secolo scorso, le bagnanti (così venivano definite), andavano al mare così.




Penso che la sana via di mezzo potrebbe mettere tutti d'accordo. Le belle ragazze, quasi nude nei loro costumini grandi quanto un fazzoletto, mettono a disagio chi non ha un corpo perfetto e che desidera comunque prendere il sole e farsi una bella nuotata. Esibire un bel corpo, lo si può fare anche indossando un costume più castigato. Non dico come questo costume da bagno islamico, che comunque a mio avviso è molto carino, anche se l'abbronzatura risulterà quella a "stelle e strisce" ovvero irregolare. C'è da tener presente che la donna musulmana deve indossare abiti che coprano almeno le ginocchia, se non addirittura lunghi fino ai piedi, e che le maniche devono superare il gomito (certamente, perché il gomito è decisamente scandaloso e troppo sexy!). Tutto questo, davvero ridicolo. Vi consiglio caldamente di leggere l'articolo di Tahar Ben Jelloun che è uno scrittore, poeta e saggista marocchino. Il link si trova più sopra, evidenziato in rosso. Anche l'articolo di Renata Rusca Zargar va letto, perché purtroppo l'idea generale viaggi nella convinzione che tutti gli islamici la pensino allo stesso modo.




Ma non è male neppure così:

O, se proprio non vogliamo rinunciare al bikini, questo è bellissimo!


Penso che sia questione di stile... noi non possiamo farci influenzare della mentalità islamica, ma non dobbiamo neppure permetterci una caduta in tal senso. In spiaggia, se è pubblica. si va vestite in modo appropriato, e  non come se fossimo in camera da letto.
Il buon gusto è sempre di moda!
Buone vacanze a chi le sta trascorrendo ancora al mare...per chi va in montagna, questi problemi non esistono proprio!
Danila Oppio

sabato 13 agosto 2016

qual'è il tuo concetto di libertà?


Mi chiedo, uomo o donna o chi tu sia, quale sia il tuo concetto di libertà.
Secondo il tuo punto di vista, libertà significa sparare bugie, perché anche quelle fanno parte del tuo ideale in tal proposito? Non hai pensato che le menzogne possono ferire le persone, che sono uno schiaffo morale contro la loro intelligenza? E non hai mai preso in considerazione che mentendo, la pessima figura la fai tu? Perché non avere il coraggio di affermare la verità è da vigliacchi, sarebbe molto meglio esprimere con sincerità quel che covi nel cuore, piuttosto di nascondere le tue azioni e i tuoi pensieri dietro un velame di falsità che, come Pinocchio, hanno il naso lungo oppure, lascia che mi serva del proverbio: “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi? E quindi se ci guardiamo dentro, vediamo quanto contiene la pentola, nella quale ribolle un minestrone di bugie!
Credi talmente nelle tue bugie, le confondi con la verità tanto che non sai più distinguere il vero dal falso. Ci sei immerso come in una pozza di fango!
Reagire chiudendo porte e finestre per non ascoltare chi ti dice chiaramente che hai sbagliato, che ti sei comportato in modo scorretto, mentendo, non ti assolve. Resti comunque un bugiardo patentato, ma se questa etichetta che ti si è incollata sulla fronte, non lede la tua libertà, libero  sei di tenertela. Io mi vergognerei a morte, a portare questo marchio infame.


E se le tue menzogne scatenano saette, che ti colpiscono nel vivo, la colpa è solo tua. Ti sei meritato anche tuoni e fulmini e una grandinata di improperi!
Non ergerti su di un piedistallo, sei un piccolo individuo, non serve un basamento per farti apparire più grande.  
La libertà è un articolo che potrebbe trasformarsi in un’arma terribile, che si rivolta verso chi la impugna. Io non sono libera di ferire l’anima o il corpo di un mio simile, neppure di un animale, perché in questo modo, ledo la libertà dell’altro. Ma tu, piccolo uomo o piccola donna, hai un concetto di libertà che ti sei costruito addosso, a tuo uso e consumo.
Ti sei sentito libero/a di approfittare degli altri, fin che ti hanno fatto comodo, e altrettanto libero/a di mandarli a quel paese, quando non ti servono più.
La vignetta qui sotto ti descrive molto bene.


Ah, certo, questo è il tuo concetto di libertà, per un attimo me ne stavo dimenticando!
Allora anch’io mi sento libera di dire quel che penso di te, del tuo pessimo comportamento nei confronti di chi mai si sarebbe atteso da te un pacco di bugie in dono e, come accompagnamento dello stesso, un biglietto di andata senza ritorno.  



Una donna che odia profondamente chi mente sapendo di mentire