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Questo blog è di Danila Oppio, colei che l'ha creato, e se ne è sempre presa cura, in qualità di webmaster.
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lunedì 30 dicembre 2013

Il focolare, lo stretto bagliore della lampada




Il focolare, lo stretto bagliore della lampada;
fantasticare col dito sulla tempia
e gli occhi che si perdono negli occhi amati;
l'ora del tè fumante e dei libri chiusi;
la dolcezza di sentire la fine della sera;
la stanchezza incantevole e l'adorata attesa
dell'ombra nuziale e della dolce notte,
oh! tutto ciò il mio sogno intenerito persegue
senza sosta, attraverso ogni vana dilazione,
impaziente per i mesi, furioso per le settimane



(Paul Verlaine - La bonne chanson, 1870 - trad. Lanfranco Binni)

martedì 9 aprile 2013

VII . A UNA DONNA


A voi questi versi: lo vogliono la grazia consolatrice
Dei vostri grandi occhi ove ride e piange un dolce sogno
La vostra anima pura e tutta bontà, a voi
Questi versi che nascono dal fondo della mia violenta miseria.

Ahimè, l'orrido incubo che mi perseguita
Non mi da tregua e va furioso, folle, geloso,
Moltiplicandosi come una torma di lupi
Appendendosi al mio destino che insanguina.

Oh! Io soffro orribilmente, talchè
Il primo gemito del primo uomo
Cacciato dell'Eden è solo un'egloga in confronto!

E le cure che potete avere sono come
Rondini su un cielo pomeridiano,
Cara, intiepidito da un bel giorno di settembre.


Paul Verlaine
da Poesie Saturnine

sabato 6 aprile 2013

VI - IL MIO SOGNO FAMILIARE



Io faccio spesso questo sogno strano e penetrante
Di una donna sconosciuta, che amo, che mi ama
E che ogni volta non è mai la stessa
E neppure un'altra, e m'ama e mi comprende.

Davvero mi comprende, e il mio cuore, a lei sola
Trasparente, ahimè, cessa d'essere un problema
Per lei sola, e i sudori della  mia fronte livida
Lei sola sa rinfrescarli, piangendo.

E' bruna, bionda, o rossa? - Io l'ignoro.
Il suo nome? Ricordo che è dolce e sonoro
Come quelli degli amanti che la Vita ha esiliato.

Il suo sguardo è simile a quello delle statue,
E la sua voce, lontana, e calma, e grave,
Ha l'accento delle voci care che ora tacciono.


Paul Verlaine
da Poesie Saturnine

martedì 2 aprile 2013

III - DOPO TRE ANNI


Velleda: Jardin  Luxembourg


Dopo aver spinto la porta che vacilla
Ho passeggiato nel piccolo giardino
Che il sole del  mattino illuminava dolcemente
Spruzzando ogni fiore di umide scintille.

Nulla è mutato. Ho rivisto tutto: l'umile pergolato
Di vite vergine con le sedie di canna
La fontana fa sempre il suo suono d'argento
E il vecchio pioppo il suo eterno lamento.

Le rose palpitano come prima; come allora,
I grandi gigli orgogliosi ondeggiano al vento.
Tutte le allodole che vanno e vengono le conosco.

Ho ritrovato pure, diritta, la Velleda
Di gesso che si squama all'inizio della strada,
-       Fragile, nell'odore neutro della reseda.



Paul Verlaine
da Poesie Saturnine




lunedì 4 marzo 2013

MELANCHOLIA



NEVERMORE



Ricordo, ricordo, che cosa vuoi da me? L'autunno
Faceva volare i tordi nel cielo atono
E il sole scagliava un raggio monotono
Sul bosco che ingiallisce, ove il vento esplode.

Eravamo soli, camminavamo sognando
Lei e io, capelli e pensieri al vento.
E d'improvviso, volgendomi il suo sguardo acceso
“Qual'è stato il tuo giorno più bello?”, disse la sua voce d'oro vivo

La sua voce dolce e sonora, fresco timbro d'angelo.
Le rispose un sorriso discreto,
E le bacia la mano devotamente.

Ah, i  primi  fiori , come sono profumati!
E come vibra in un mormorio di delizia
Il primo sì delle labbra adorate!


Paul Verlaine
da  Poesie Saturnine