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Questo blog è di Danila Oppio, colei che l'ha creato, e se ne è sempre presa cura, in qualità di webmaster.
Visualizzazione post con etichetta autori famosi: Yeats Butler William. Mostra tutti i post
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mercoledì 5 marzo 2014

Verso Bisanzio


Quello non è un paese per vecchi. I giovani
l’uno nelle braccia dell’altro, gli uccelli sugli alberi
- quelle generazioni mortali - intenti al loro canto,
le cascate ricche di salmoni, i mari gremiti di sgombri,
pesce, carne, o volatile, per tutta l’estate non fanno che esaltare
tutto ciò che è generato, che nasce, e che muore.
Presi da quella musica sensuale tutti trascurano
i monumenti dell’intelletto che non invecchia.


Un uomo anziano non è che una cosa miserabile,
una giacca stracciata su un bastone, a meno che
l’anima non batta le mani e canti, e canti più forte
per ogni strappo nel suo abito mortale,
né v’è altra scuola di canto se non lo studio
dei monumenti della sua magnificenza
e per questo io ho veleggiato sui mari e sono giunto
alla sacra città di Bisanzio.


O saggi che state nel fuoco sacro di Dio
come nel mosaico d’oro d’una parete,
scendete dal sacro fuoco, discendete in una spirale,
e siate i maestri di canto della mia anima,
consumate del tutto il mio cuore; malato di desiderio
e legato ad un animale mortale,
non sa quello che è; e accoglietemi
nell’artificio dell’Eternità.


Una volta fuori dalle mura non assumerò mai più
la mia forma corporea da una qualsiasi cosa naturale,
ma una forma quale creano gli orefici greci
di oro battuto e di sfoglia d’oro
per tener desto un Imperatore sonnolento;
oppure posato su un ramo dorato a cantare
ai signori e alle dame di Bisanzio
di ciò che è passato, o che è, o che sarà 


(W. B. Yeats - La Torre, 1928 - trad. Giorgio Melchiori, da “Quaranta Poesie di W.B. Yeats", 1965, Einaudi editore)

mercoledì 26 febbraio 2014

E poi?















A scuola i compagni preferiti pensavano
che un giorno sarebbe stato famoso;
anche lui lo pensava, e così visse secondo quell’impegno,
faticò senza posa tutta la giovinezza;
“E poi?”, cantò lo spettro di Platone. “ E poi?”

Qualsiasi cosa scrisse venne letta;
e dopo alcuni anni guadagnò abbastanza
da soddisfare le sue necessità,
ed ebbe amici che furono amici sinceri;
“E poi?”, cantò lo spettro di Platone. “ E poi?”

Tutti i suoi sogni più felici divennero veri—
Una vecchia casetta, una moglie, una figlia ed un figlio,
un po’ di terra dove crescevano cavoli e prugne,
poeti e uomini d’Ingegno gli stavano attorno;
“E poi?”, cantò lo spettro di Platone. “ E poi?”

“Il lavoro è compiuto”, pensò divenuto ormai vecchio,
“secondo i piani fatti in giovinezza;
e gli sciocchi s’infurino pure, non ho fallito in nulla,
ho portato qualcosa fino alla perfezione”;
ma quello spettro cantò ancora più alto, “E poi?”

(W. B. Yeats – Ultime poesie, 1939 – trad. Roberto Sanesi)

venerdì 31 gennaio 2014

I pedanti


Teste calve dimentiche dei loro peccati,
Vecchie, dotte, rispettabili teste calve
Editano ed annotano quei versi
Che giovani, agitandosi sui letti,
Misero in rima disperati d'amore
Per lusingare l'orecchio ignorante della bellezza.

Tutti si muovono furtivi; tutti tossiscono nell'inchiostro;
Tutti a piccoli passi consumano il tappeto;
Tutti pensano quel che gli altri pensano;
Conoscono tutti chi il vicino conosce,
Signore Iddio, che direbbero mai
Se si imbattessero nel loro Catullo?


William Butler Yeats

(1865-1939)

martedì 10 dicembre 2013

UN MANTELLO



Al mio canto ho fatto un mantello
Coperto di ricami
Tratti da antiche mitologie,
Dalle calcagna al collo;
Ma gli sciocchi l'han preso
E l'indossano al cospetto del mondo
Quasi che fosse opera loro.
O mio canto, lascia che lo tengano;
Vè assai più intraprendenza
Nell'andar nudo.


William Butler Yeats

(1865-1939)

lunedì 9 dicembre 2013

I MAGI






Ora come in ogni tempo io posso vedere con l'occhio della mente,
Nei loro abiti rigidi, dipinti, i pallidi insoddisfatti
Apparire e scomparire nell'azzurra profondità del cielo
Con tutti i loro volti antichi a pietre solcate dalla pioggia,
E tutti i loro elmi d'argento che ondeggiano l'uno accanto all'altro,
E i loro occhi ancor fissi, sperando di trovare ancora una volta,
Essendo insoddisfatti dal tumulto del Calvario,
L'incontrollabile mistero sul pavimento bestiale.



William Butler Yeats
(1865-1939)