benvenuti

Questo blog è di Danila Oppio, colei che l'ha creato, e se ne è sempre presa cura, in qualità di webmaster.
Visualizzazione post con etichetta autori famosi: Luzi Mario. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta autori famosi: Luzi Mario. Mostra tutti i post

sabato 29 marzo 2014

Visitando con E. il suo paese


Quali regioni dormono dietro di te, che luoghi
mi s’aprono improvvisi alle tue spalle,
poggiate aride, balze, coltivati
e profili più oltre di montagne, e alle pendici
città dai corpi intatti nelle teche
mentre al tocco dell’aria le tuniche si sfanno.

La valle si restringe, si restringe, è una serpe
verdissima nel fondo, migra, spare.
Che strada morta a tratti, che carraia
tra forre grigie e cave viola alla distanza
risale fino a me la tua preistoria.
Qui sediamo irreali tra gioventù e vecchiaia.

Ombre, ma non dovrebbero, m’inducono a pensare:
là fosti colma, qui alcunché si perse,
altro nacque, di tutto ignoro il corso.
No, non c’è tempo, no, non c’è rovina,
pensieri che non erano più tuoi oggi rinvengono
e tutto muta, è identico, tu sei in mezzo e raggeli
  
(Mario Luzi - Primizie del deserto, 1949)



lunedì 24 febbraio 2014

La notte lava la mente



La notte lava la mente.

Poco dopo si è qui come sai bene
fila d'anime lungo la cornice
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.

Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare

(Mario Luzi - Onore del Vero, 1957)







sabato 18 gennaio 2014

Quanta vita



«Quanta vita» si leva una voce alta di bambino
dove uccelli e uccelli strappati al pigolio di ramo in ramo
filano tra la perdita di foglie del bosco nel freddo controluce
e tracciano una scia di piume e strida, lasciano quelle rotte frasi
d’un discorso arrivato al dunque, festa
e fuga, mentre uomini appostati
ne preparano lo sterminio; «quanta
vita» ripetono quegli ultimi più luminosi sbattimenti d’ali
per tutta la boscaglia tra mare ed acquitrinio.

E qui, in luoghi ben lontani, ma in un tempo
che come quello non perdona, mentre
incrocio per questa via di banche
senza un cenno d’intesa
compagni d’altri tempi
trascinati da un vento oscuro tra le porte vigilate
e li vedo ansiosi, simili ad uccelli ritardatari, vinti
e arsi dentro da un fuoco indefinibile,
consunto, non ancora spento, presunzione
di forza dove non è forza, orgoglio
d’una fede che non è fede, «quanta
vita» ripete quella voce di nove anni
alla coscienza troppo adulta, troppo
chiara, di nuovo «quanta vita»
ché non si percepisce mai la vita
così forte come nella sua perdita


(Mario Luzi - Dal fondo delle campagne, 1965)

sabato 23 novembre 2013

SE PURE OSI


Vento d’autunno e di passione. E polvere,
polvere che striscia sulla terra
di queste vie più candide che ossa.
Tempo, questo, che il cuore oppresso s’agita,
revoca in dubbio quel che fu reale,
non fiaba, non apparizione vana.
Tue notizie che possono recarmi?
Ti conosco abbastanza per saperti
inquieta, sono certo che osi appena,
se pure osi, chiederti che penso.
Penso a te, alla tua passione schiusa,
alla luce di gemma ch’è dell’Umbria
di prima estate tra Foligno e Terni,
mi chiedo, scusa la follia, se mai
una gioia sarà gioia per sempre
o comunque sia colma la misura
delle cose che devo amare e perdere

(Mario Luzi - Onore del Vero, 1952)

giovedì 3 ottobre 2013

CANTO




  
Dove vai che nel vento arido corri
una di quelle vie senza stagioni
dietro i cui muri luminosi
un passo che rintroni aizza i cani
e sveglia l’eco? Visti dalla casa
da cui ti guardo, dove il corpo vive,
movimento e quietudine si sfanno.

T’invoco per la notte
che viene e per il sonno;
tu che soffri, tu sola puoi soccorrermi
in questo cieco transito dal tempo
al tempo, in questo aspro viaggio
da quel che sono a quello che sarò
vivendo una vita nella vita,
dormendo un sonno nel sonno.
Tu, adorata, che soffri come me,
di cui mi dà vertigine pensare
che il tempo, questo freddo
tra gli astri e sulle tempie e altro, contiene
la nascita, la malattia, la morte,
la presenza nel mio cielo e la perdita
  
(Mario Luzi - Primizie del deserto, 1951)


venerdì 24 maggio 2013

QUANTE OMBROSE DIMORE HAI GIA' SFIORATO



Quante ombrose dimore hai già sfiorato,
anima mia, senza trovare asilo:
dal sogno rifluivi alla memoria,
da memoria tornavi a essere un sogno,
per via ti sorprendeva la bufera.

Senza felicità, senza speranza
di quiete – ma guarda come il volto
puramente contiene il suo destino –
a volte ti levavi rischiarata
dalla ragione, a volte ti eclissavi.

Vivi, incredibilmente ti fu dato;
esisti, come sia lo chiedo ancora
al passato, a quest’ora in cui più lieve
la montagna di sé scolpisce il sole
e la sera che il mare fugge e implora
  

(Mario Luzi - Poesie sparse, 1945-1948)

mercoledì 20 febbraio 2013

AMANTI



Che mi riserva rivederti, amore,
quale viaggio t'hanno dato i venti?
L'oscuro avvolge questi giorni chiari,
circola forse in questa luce densa
qui dove a macchie dondolanti o ferme
filtra oro ed il vino matura

Spicco dal cielo questo frutto splendido,
chiudo gli occhi su quel che porta seco,
o lo stare sulle spine
o il dirsi addio a cuore gonfio,
questo tempo nel tempo senza fine.


Mario Luzi
da Onore del vero

martedì 19 febbraio 2013

QUESTA FELICITA'



Questa felicità promessa o data
m'è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove il molteplice nell'unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
Eppure dico: salva anche per oggi.
Torno torno le fanno guerra cose
e immagini su cui cala o si leva
o la notte o la neve
uniforme del ricordo


Mario Luzi
da Onore del vero

venerdì 8 febbraio 2013

SE MUSICA E' LA DONNA AMATA

Lellè: odalische

Ma tu continua e perditi, mia vita,
per le rosse città dei cani afosi
convessi sopra i fiumi arsi dal vento.
Le danzatrici scuotono l'oriente
appassionato, effondono i metalli
del sole le veementi baiadere.
Un passero profondo si dispiuma
sul golfo ov'io sognai la Georgia;
dal mare (una viola trafelata
nella memoria bianca di vestigia)
un vento desolato s'appoggiava
ai tuoi vetri con una piuma grigia

e se volevi accoglierlo una bruna
solitudine offesa la tua mano
premeva nei suoi limbi odorosi
d'inattuate rose di lontano.


Mario Luzi
da Avvento notturno