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giovedì 27 marzo 2014

Esserci


Freddo,
dolore,
buio,
un grido:
si nasce.

Angoscia,
dolore,
buio,
silenzio:
si muore.

In mezzo, la Vita.

Rosella Rapa



mercoledì 26 marzo 2014

Chi siamo



Non affezionarti troppo alla vita:
soffrirai meno
quando dovrai lasciarla.

Non affezionarti troppo alle persone:
soffrirai meno
quando ti lasceranno.

Chi siamo?
Null’altro che un pulviscolo
di polvere cosmica.

Nulla,
se tutto è nato dal caos

Tutto,
se facciamo parte di un disegno

Un progetto così grande
che trascende ogni nostra conoscenza.

Rosella Rapa






domenica 18 novembre 2012

LA FARFALLA E IL FIORE


             

" Addio fiorellino, presto tornerò "
 promise il principe, e s'involò.

 Dolce la brezza dell'aria serale
 l'invitava nel roseo suo volare

 il raggio è breve, ma il farfallino non sa
 che la sua vita più breve ancor sarà.

 Triste nella notte la margherita
 piange il principe che l'ha tradita.

La bellezza sfiorisce; il tempo non perdona:
non è rimasto nè oro nè corona;

solo la radice rimane silenziosa
laggiù dove tutto riposa.


            Ma un seme orfano, è caduto!
            Al piccolo assetato, non negare aiuto.

Rosella Rapa

venerdì 16 novembre 2012

LE STAMPELLE




Ho trascorso una vita ribelle
lottando anche contro le stelle.
Ora vorrei riposare,
senza l'assillo di dovermi svegliare.

Dormivo.
ho sognato una storia,
e mi è tornata la memoria.

Ora sono qui,
con il mio PC,
amico sincero,
mai menzognero.

Come lo specchio Incantato,
mi mostra impietoso il mio fato.

Costretta a sembrare bella,
mi serve almeno una stampella.
Costretta a non fermarmi,
una stampella dovrà sostenermi.

Perché? grido angosciata,
da troppi anni sono malata.
Volto lo sguardo e comprendo:
mia figlia, un dono stupendo.  

Rosella Rapa

 6 giugno 2008

mercoledì 14 novembre 2012

HARD TIME (TEMPI BUI)



Il campanello suona
Non rispondo
Uomini salgono
Non apro la porta
Sconosciuti
Non sono in casa

Il telefono squilla
Sconosciuto
Non rispondo
Non richiamo
Invadono la mia solitudine
La mia effimera sicurezza

Chiusa fra quattro mura
Le mura domestiche
Invalicabili
Finché è possibile
Avverto la famiglia
Di fare altrettanto.

Soldi in tasca pochi
Per rapinatori occasionali
Documenti nascosti
O lasciati in casa
Porte blindate
Sbarre alle finestre

Universi microscopici
Serrati nel terrore
Del Lontano
Del diverso
Dello sconosciuto
Della Paura

Non mi chiedo se sia
Eticamente corretto
Proteggo me stessa
E la mia famiglia
Dall’ignoto
Dal pericolo

Senza nome né volto
A cosa ci siamo ridotti?
Avremmo mai potuto
Immaginare
Un ritorno ai tempi bui
Ricordi di scuola
Come acqua passata?
Aspetto gli sms
            Trepidante
Impaurita
Li stiamo rivivendo
Ogni giorno
Nessuno ne parla
Nessuno si preoccupa
Eppure sono qui
Come nella mia adolescenza
Ci impedivano di uscire di casa
A tremare come foglie al vento
Non per noi stessi
Ma per i nostri cari.

Sono una sopravvissuta.
Ma per quanto?
Il terrore attanaglia
I sogni
Le speranze
La Vita
Il Futuro

Il tempo dei miei figli
La di loro Libertà
Non esistono più
Lo Specchio Magico
Si è infranto
Un nuovo Medio Evo
E’ iniziato
I servi della gleba
Sono pronti
Incapaci di reagire

Perché non terminare tutto
ORA?
Non più incubi
Non più promesse fasulle
La pace eterna
Se esiste
Oppure
Il NULLA

Molto ma molto meglio!


Rosella Rapa






martedì 13 novembre 2012

IN PRIGIONE


VAN GOGH: SOBBORGO DI PARIGI 


Non riesco che a disprezzarti,
sobborgo addormentato,
ammalato,
abbandonato
dall’ignavia dei suoi abitanti,
dubitanti,
inquietanti,
che ergono mura di siepi spinose,
astiose,
riottose,
per sottrarsi agli sguardi curiosi,
insidiosi,
invidiosi,
dei vicini troppo invadenti,
indisponenti,
maldicenti.

Mentre io resto sola,
il mio spirito vola
verso le vette montane,
sempre più lontane.
Non riesce più a sognare,
si limita ad osservare.

Sobborgo carico d’ignoranza,
hai distrutto ogni mia speranza.
  

Rosella Rapa



sabato 10 novembre 2012

LE ROSE




Nel mio giardino,
abbandonato,
trascurato,

C'è una pianta di Rose
bianche,
candide.

Le intemperie le hanno
piegate,
sfogliate.

Così è il mio cuore,
abbandonato,
defraudato.

Così è la mia vita,
abbattuta,
svenduta.


la Rosa risorge a Primavera.
Sarà per me promessa sincera?

 Rosella Rapa
ottobre 2008

mercoledì 31 ottobre 2012

MI CHIAMANO POETA




Mi chiamano poeta. 


Poetessa, no. Non lo sono mai stata.
Ho solo scritto qualche rima baciata,

La bocca di una donna in cerca d'amore, 
Che riceve invece soltanto dolore.


Rosella Rapa

lunedì 29 ottobre 2012

SOGNO



" Lassù, fuori dal tempo,
laggiù, nascosta al mondo,
scorre una vita, che durerà
finchè un poeta un canto sognerà. "
 Rosella Rapa

sabato 27 ottobre 2012

IL PITTORE


 

Dipingerò con la mia tavolozza

Le nere torri che corrono verso il cielo

Quando il sole indora le cime degli alberi

Ed arrossa le nuvole scomposte
Dipingerò la verde quiete dei prati
Ed il bianco candore della neve
La limpidezza di una fonte che sgorga dalla roccia
Amore, in un cuore solitario.

Dipingerò i mille palpiti dei fiori
Gemme nel sogno di un bambino
Ma non posso dipingere il loro profumo
Né il soave mormorio della cascata
O il calore di un raggio di sole
E la frescura inebriante della brezza mattutina.

Posso soltanto provare a ricordare
E dirti che io c'ero
Per ammirare il miracolo divino
Del nuovo giorno che nasce. 

Rosella Rapa
Da Letteratour

domenica 21 ottobre 2012

SOGNANDO UNA FIABA




Stanotte ho fatto un sogno strano:
Lo scriverò cosi come viene, poesia, o brano.
C’era un libro
E c’era un fiore.
Pieno di magie era il libro
Pieno di colori era il fiore
Strani oggetti uscivano dal libro,
Mutevoli colori uscivano dal fiore
Parole e fate uscivano dal libro
Profumi e farfalle uscivano dal fiore.
Che bello!
Pensai, ma, all’improvviso
Si mostrò una mano,
orrenda, pronta a ghermire
il mio bel libro, e il fiore.
La mano era rossa, con lunghi artigli
Stillava sangue, stava per cadere …
!!!!! NO !!!!
Gridai, e la mano si mutò in ghiaccio
Si fece azzurra, trasparente, delicata.
Poi il ghiaccio si trasformò in cristalli,
I cristalli in fiori, e presero volare,
Bianche farfalle dalle ali traforate
Come pizzi da mani antiche lavorati.
“Che Bello, dissi, Lo scriverò in una fiaba.”
Ma all’ improvviso comparve un buffo nasone,
rosso, con i baffi, ed un vocione.
“No, non si può, è vietato!“
“Allora, la scriverà mia figlia”
“No, non si può, è vietato!“
“la scriveranno i miei nipoti”
“No, non si può, è vietato!“
“Sai che ti dico? Mi hai seccato!“
Con queste parole mi svegliai
E sulla carta le parole lasciai.
Sciocco nasone, lo sai:
mai una fiaba fermerai.

Rossella Rapa
da LETTERATOUR

giovedì 11 ottobre 2012

UNA VECCHIA MINIERA



Ho letto con piacere misto a una vena di tristezza i pezzi di Gavino Puggioni che cercano di non far scomparire del tutto l’Argentiera, mantenendone vivo almeno il ricordo. Ormai sembra destinata all’abbandono totale, impossibile, probabilmente, eppure… forse qualcosa può essere fatto. Personalmente, ho visitato due luoghi in cui una vecchia miniera è risorta a nuova vita, e vorrei parlarne.
Miniera di Prali.
Val Germanasca

Uno si trova dalle mie parti, a Prali, in Val Germanasca, una delle tante valli che circondano Torino; l’altro è nel cuore dell’Etruria, a Populonia.
Prali è una delle più deprimenti località montane che abbia visitato. Al termine di una valle strettissima, incassata tra pareti rocciose a strapiombo, scavata da un torrente che a stento si riesce a intravedere, la borgata antica cade letteralmente a pezzi, con qualche maldestro tentativo di restauro qua e là, che ne accentua la desolazione. Poco più avanti sorge la borgata nuova, un gruppo di condomini tali e quali a quelli di ogni quartiere periferico della città. Poco oltre, una funivia permette d’inverno di sciare, e d’estate conduce ad una conca in alta quota, questa sì, davvero notevole, quasi incantata: “la valle dei tredici laghi”.
Populonia è opulenta, cittadina ricca di monumenti antichi, dalla necropoli etrusca alla rocca medievale; si specchia dal suo promontorio in un mare azzurrissimo, e nei dintorni si trovano spiagge uniche al mondo. Una vera perla nel pur magnifico mediterraneo.
Ebbene, cosa accomuna queste due località, tanto diverse tra loro? La miniera, più precisamente la miniera abbandonata.

Muniti di scarponcini e di abiti pesanti, cui si aggiungeranno l’elmetto e il mantello di tela cerata forniti all’ingresso, si entra nei tunnel sotterranei, al seguito di una guida che ci racconta come le gallerie furono costruite, le differenze fra i tunnel del XIX e del XX secolo, come si svolgevano le attività estrattive, le tecniche di lavorazione del minerale estratto, i suoi usi. Particolare attenzione viene rivolta ai bambini e ai ragazzini, che imparano divertendosi. A Prali c’è anche un trenino.

Prali ha trovato il modo di attirare turisti non solo torinesi, e anche in stagioni “morte” per lo sci o l’escursionismo; Populonia richiama turisti di tutto il mondo col suo semplice nome.
A Prali si estraevano grafite, marmo e soprattutto talco, un talco molto pregiato; le prime attività risalgono a tempi di cui si è persa memoria, ma le miniere sotterranee iniziarono nel XIX secolo. A Populonia si estraevano ferro, rame, e un poco di argento, a partire dai tempi etruschi fino a tutto il medioevo. Poi, particolare  curioso, nel XIX secolo iniziarono gli scavi per recuperare i detriti metallici che gli antichi avevano scartato, e che le nuove tecnologie rendevano possibile usare per ricavarne altro metallo. Furono questi scavi a riportare in luce le antiche tombe etrusche: prova che anche i nostri progenitori inquinavano l’ambiente, e che non sempre il progresso è un male. 


Prali offre un insieme di percorsi didattici rivolti alle scuole e ai singoli, integrando la storia della miniera con la storia delle popolazioni succedutesi nelle vallate circostanti, e con i numerosi sentieri in alta quota, che nulla hanno da invidiare a quelli in montagne più rinomate, e meriterebbero maggiore considerazione. Populonia non si limita a godere passivamente delle sue famose attrattive storiche, artistiche, archeologiche; offre percorsi guidati completi che consentono di viverle pienamente.
Miniera di Populonia

In entrambi i casi trovo che si sia realizzato uno sviluppo “virtuoso” , recuperando anche ciò che spesso tende a ritenere “troppo industriale”, com’è, appunto la miniera.

Costruire questi percorsi non è facile: bisogna superare lungaggini burocratiche, vecchie diffidenze, resistenze di chi non vuole cambiamenti. Il risultato, tuttavia, dà un buon ritorno, in termini culturali, ma anche economici: nasce infatti un indotto costituito da alberghi, ristoranti, negozi, negozietti, e così via. La località rinasce.

Forse sono un po’ ingenua, ma spero che questa mia testimonianza possa aiutare l’Argentiera, suggerendo la possibilità di valorizzare un patrimonio importante, e mostrando ai turisti che la bella Sardegna non è solo mare e spiaggia, ma una terra viva, interessante, con tanta storia e storie da raccontare.

Rosella Rapa,
Torino.

 Per chi volesse saperne di più:
 
 

domenica 15 aprile 2012

IL PITTORE


Dipingerò con la mia tavolozza
Le nere torri che corrono verso il cielo
Quando il sole indora le cime degli alberi
Ed arrossa le nuvole scomposte
Dipingerò la verde quiete dei prati
Ed il bianco candore della neve
La limpidezza di una fonte 
che sgorga dalla roccia
Amore, in un cuore solitario.
Dipingerò i mille palpiti dei fiori
Gemme nel sogno di un bambino
Ma non posso dipingere il loro profumo
Né il soave mormorio della cascata
O il calore di un raggio di sole
E la frescura inebriante della brezza mattutina.
Posso soltanto provare a ricordare
E dirti che io c'ero
Per ammirare il miracolo divino
Del nuovo giorno che nasce.

Rosella Rapa in LUNGO LA VIA - Racconti e Poesie