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Questo blog è di Danila Oppio, colei che l'ha creato, e se ne è sempre presa cura, in qualità di webmaster.
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sabato 29 giugno 2013

GUERRIERI SULL'ACQUA


Sorge presto questa sera la luna,
sembra emergere dall’acqua del canneto,
in quell’immobilità del tempo
che è proprio il passaggio dal giorno alla notte.
Ai richiami degli acquatici si sostituisce
il canto triste e melodioso delle ninfe
imprigionate dall’oblio.
E nella bruma che si corica sulla superficie
di poco increspata dalla brezza
par di vedere scivolare le lunghe barche dei guerrieri
che riprendono possesso di un mondo tutto loro.
Le armature scintillanti,
i volti tesi,
lo sciabordio dei remi,
avanzano a riconquistare il ricordo di un’epoca passata,
che solo il sogno sa vedere e  capire.
Un altro mondo, che è profondo in noi,
senza che lo sappiamo,
e che scompare nel volger di un attimo
ai primi bagliori di luce che si accendono a oriente.

 Renzo Montagnoli
Da Canti celtici – Il Foglio, 2007

lunedì 1 ottobre 2012

COSI' MI HA DETTO IL VENTO




 Nulla è meglio del silenzio
per udir parole sconosciute
sussurrate da un vento fresco
che lieve scende dalle montagne.
Fra il luccicare di cristalli
riverbero di neve sotto il sole
solo il mormorio del ruscello
a fare compagnia
e un alito che s’addentra fin nel bosco
la voce che scende da un cielo
che par dipinto con il blu cobalto.
Poche parole,
forse versi di poesia,
a ricordarmi che i miei passi
crepitanti sulla neve
lasceranno una breve traccia
che il sole della primavera scioglierà
in acqua che scenderà al mare
per tornare poi fin su in cielo.
Una vita,
che mai finisce,
in un eterno morire
e poi rinascere.
 Renzo Montagnoli
Da Il cerchio infinito – Il Foglio, 2008

giovedì 28 giugno 2012

IL VENDITORE DI ANGURIE


Il venditore di angurie

di Renzo Montagnoli

Franco Pedrina: Anguria- olio su tela




Una volta assai più numerosi, ora meno frequenti, ma chi non ha mai visto quei chioschi in fregio alle strade di uscita dalle città, oppure ai lati di certe provinciali preferite dal traffico veicolare perché più sgombre di auto? Una baracca, con il tetto di lamiera, sovente coperto da un po’ di paglia, un bancone ricoperto di alluminio, o più recentemente di plastica, come le quattro o cinque sedie messe lì alla rinfusa accanto a un tavolo di legno segnato dagli anni e dall’uso, una tinozza piena d’acqua con le angurie al fresco e, nella migliore delle ipotesi, un grande frigorifero con la porta a vetro ed in bella mostra delle fette rosse del frutto tipicamente estivo, oppure bene ordinate in un contenitore fra pezzi di ghiaccio che la calura va sciogliendo sempre più rapidamente: questa è una melonaia, annunciata lungo il nastro d’asfalto da cartelli scritti in un italiano spesso approssimativo, evidenziata nelle notti d’estate da una ghirlanda di luci multicolori.

Ce n’è una anche vicino a casa mia: è lì, come il suo proprietario, da quasi trentacinque anni. Si anima con i primi caldi e si chiude non appena le sere si rinfrescano. Dietro il bancone c’è Claudio, capelli bianchi che un tempo erano biondi, occhi chiari, il volto segnato dalle rughe, la voce che si è fatta roca per via di quei sigari che costituiscono al tempo stesso il suo vizio e il suo passatempo.

Di giorno apre i battenti verso le nove e la sera chiude quando non ci sono più avventori. 

Lo conosco da quando ero ragazzino; è un po’ più vecchio di me e non ha avuto una vita fortunata, perché il matrimonio si è rivelato un fallimento e l’unico figlio, che adorava letteralmente, una sera di novembre non è più tornato dal lavoro: a un incrocio, complice la nebbia, un autocarro gli si è parato davanti; inutile è stata la frenata e in quel fragore di lamiere contorte e vetri infranti con cui si è spenta quella giovine esistenza è iniziata per Claudio una lunga vita di solitudine che sembra non avere mai termine.