IO LA RICORDO COSI' |
Oggi i giornali e i telegiornali
hanno scritto e detto molto di lei. Non credo sia necessario aggiungere altro
che parli della sua vita di attrice …e che splendida attrice!
Ma c’è qualcosa che vorrei dire
di più privato che la riguarda. Proprio oggi mio figlio si trova a Milano, a
casa di Dario Fo, premio Nobel per la letteratura. Il Maestro ottantaseienne
sta lavorando ad un testo - non so
se si tratti di un libro o di una sceneggiatura teatrale – che richiede la
traduzione dal danese, di alcune pagine di libri scritti in quella lingua. Non
chiedetemi di più, non sono entrata nel merito, poiché è tutto in divenire e se
anche lo sapessi, non spetta a me parlarne. Avevo appena appreso dal
telegiornale della morte di Mariangela Melato, quando ricevo un messaggio da
mio figlio che cita testualmente: “E morta M.M. Qui c’è la RAI e altro mezzo
mondo. Presa alla sprovvista, mi
sono chiesta cosa ci facessero i giornalisti a casa di Dario Fo. Poi mi sono
ricordata che i suoi primi lavori teatrali, l’attrice li ha compiuti con il
Maestro, ed essendo la cosa risaputa,
i giornalisti sono andati ad intervistarlo per avere qualche sua
testimonianza.
E
qualcuna la possiedo anch’io, di prima mano. Ho conosciuto Mariangela perché
frequentavo sua sorella Anna, quando avevamo poco più di 16 anni. Loro
abitavano con i genitori in via Montebello, nella vecchia casa un tempo sede
delle Stelline e dei Martinitt (così erano chiamati gli orfanelli a Milano, il
cui fondatore era San Gerolamo Emiliani, figlio di un
senatore veneziano, dopo la propria liberazione dalla prigionia di guerra (da
lui ritenuta miracolosa) rientrò a Venezia
e devolse tutti suoi averi ai poveri e radunò tutti gli orfani in una sua proprietà lagunare.
Della cosa venne a conoscenza il duca Francesco II e nel 1528
gli offrì la possibilità di radunare gli orfani milanesi presso
l'oratorio di San Martino, in un palazzo nell'attuale via Manzoni, all'angolo
con via Morone. I ragazzi orfani vennero così chiamati Martinitt (nel dubbio non fosse chiara la derivazione del nome martinitt, ovvero Piccoli Martini tengo a precisare che deriva dal nome dell'oratorio di San Martino dove fu fondato l'orfanotrofio) mentre le ragazze vennero chiamate Stellinn ("Stelline"). Le sedi furono spostate in diversi
altri luoghi, tra cui in via Mirabello, zona Brera). In questa casa, non più
sede dell’orfanotrofio, nacquero le sorelle Mariangela e Anna Melato. Da quanto
mi raccontava Anna, dovrebbero avere anche un fratello, Ermanno. Io non l’ho
mai visto, ai tempi pare non abitasse più con loro. Ma potrebbe essere anche
una bufala che Anna era solita raccontarmi, ragazzina piena di fantasia qual’era.
Allora ho fatto una ricerca:
La fisarmonica di Ermanno Melato Sabato concerto al parco Massari
16 giugno 2005 — pagina
14 sezione: Cronaca
Si annuncia come uno degli
appuntamenti più importanti delle notti estive ferraresi ed è il concerto per
il quale sabato sera Ferrara vedrà arrivare il fisarmonicista Ermanno Melato
(ore 23, parco Massari).
Un appuntamento cui lo stesso Comune di Ferrara, organizzatore dell’evento, ha dedicato molte energie al fine di renderlo (ma il nome del protagonista è di per sé una garanzia) una delle attrazioni artistiche del cartellone. Melato, che vanta un curriculum di prestigio e che negli anni si è ricavato a buon diritto un posto di rilievo nel panorama della fisarmonica europea, proporrà, tra gli altri, brani della più consolidata tradizione argentina, con il tango raffinato protagonista. Ad accompagnarlo, le note di autori del calibro di Carlos Gardel (universalmente ritenuto il padre del tango) e di Astor Piazzolla (che col suo bandoneon ha scritto ed improvvisato i tanghi più conosciuti). E forse persino gli odori ed i rumori di un parco bello come il “Massari” contribuiranno a fare di quella di sabato una serata indimenticabile.
Un appuntamento cui lo stesso Comune di Ferrara, organizzatore dell’evento, ha dedicato molte energie al fine di renderlo (ma il nome del protagonista è di per sé una garanzia) una delle attrazioni artistiche del cartellone. Melato, che vanta un curriculum di prestigio e che negli anni si è ricavato a buon diritto un posto di rilievo nel panorama della fisarmonica europea, proporrà, tra gli altri, brani della più consolidata tradizione argentina, con il tango raffinato protagonista. Ad accompagnarlo, le note di autori del calibro di Carlos Gardel (universalmente ritenuto il padre del tango) e di Astor Piazzolla (che col suo bandoneon ha scritto ed improvvisato i tanghi più conosciuti). E forse persino gli odori ed i rumori di un parco bello come il “Massari” contribuiranno a fare di quella di sabato una serata indimenticabile.
Se non si tratta del fratello, e
Anna si è divertita inventandosene uno e, guarda caso proprio con questo nome,
chiedo venia. Del resto l’ho premesso: ricordo che Anna mi parlava di un
fratello di nome Ermanno, ma altro non so dire. Forse desiderava anche un
fratello, oltre che avere una sorella, e se l’è inventato? Neppure Mariangela
ha mai fatto cenno, nelle sue interviste, dell’esistenza di un fratello. E non
ho avuto occasione di parlarne neppure con mamma Lina, che dichiarava la sua
grande nostalgia per la lontananza delle figlie, essendosi trasferite a Roma.
Ma torniamo a Mariangela. L’ho
sempre vista in corsa. Anna ed io con tutti i nostri amici, ci trovavamo nel
bar in Piazza Mirabello, dall’Oreste, e le finestre dell’appartamento dei
Melato si affacciavano proprio sulla piazzetta, per cui mamma Lina ci teneva
d’occhio: noi eravamo minorenni e quindi mamma chioccia curava il suo pulcino Anna, che aveva quasi 10
anni meno di Mariangela. E mentre, sedute su di una panchina nella piazzetta,
Anna suonava la chitarra, Mariangela appariva di corsa, correva a casa a
cambiarsi e poi scappava di nuovo.
Anna la chiamava, ma lei rispondeva: “Ho fretta!”. Già, poiché lavorava
come vetrinista a La Rinascente, grazie ai suoi studi artistici al Brera poi
correva al Piccolo, alla guida del Maestro Giorgio Strehler, e a scuola di
recitazione. In seguito, correva per le prove. Ricordo ancora quando, colma di
entusiasmo, ci disse che aveva avuto una parte nella piece teatrale curata da
Luchino Visconti, L’Inserzione, di Natalia Ginzburg. Scene e costumi di
Ferdinando Scarfiotti, interpreti, Adriana Asti, Franco Interlenghi, Mariangela
Melato. Di quest’opera venne poi realizzato nel 1976 un film diretto da Mario
Monicelli, tra le cui interpreti
brillava ancora Mariangela.
Piccolo particolare non
trascurabile: Mariangela è nata nel 1941, stesso anno di nascita di mia sorella
Mariangela e stesso nome, che straordinaria coincidenza!
Lei era molto legata al padre, e di lui diceva: «Mio padre era di origini tedesche - raccontava lei - duro e
sensibile insieme. Io gli assomigliavo. Mia madre, milanese allegra,
estroversa, mi rimproverava. “I tudesch in andaa via - diceva -, ma la raza l’è
restada”. I tedeschi erano andati via, ma la razza è rimasta». Perse il
padre quando aveva circa 27 anni, se ricordo bene.
Giovanissima aveva studiato pittura all’Accademia di Brera,
per pagarsi i corsi di recitazione di Esperia Sperani disegnava manifesti e
lavorava come vetrinista alla Rinascente. Non ancora ventenne era entrata a far
parte della compagnia di Fantasio Piccoli poi era passata a registi come Dario
Fo, Luchino Visconti e Luca Ronconi.
Della sua storia d’amore con Renzo Arbore, la quale forse non era
mai del tutto finita, poiché in un’intervista rilasciata a Gianni Mura,
nell’aprile del 2011, su Repubblica.it dichiara: “Sette anni con Renzo, un
record! Quando lavoravo al Piccolo Teatro a Milano, con Strehler, mi disse:
“vengo a teatro a vederti, ma non capisco una parola del dialetto
milanese”. “Stai tranquillo, ti
siedi a fianco di mia madre, che ti traduce tutto” . Alla fine viene in
camerino: “Sei stata bravissima ma non ho capito una parola!”. “Ma mia madre…?”
“ Tua madre mi ha tradotto il milanese antico in milanese moderno!”. Un tipo,
mia madre! Molto severa, mai soddisfatta. Anche in quella circostanza mi disse
che parlavo malissimo in dialetto e che quasi certamente Strehler mi avrebbe
licenziata. Poi venivo a sapere dalle sue amiche ( ndr:ne ho conosciute
diverse, tra Pine e Line!) che era andata da loro col petto in fuori: “T’è vist la mè toseta?”."
Non stento a crederlo: la signora Lina pareva lei una tedesca,
robusta, bionda e dagli occhi stupendi, di un azzurro mare dove si poteva
annegare, altro che il marito, magro non molto alto, con un paio di baffetti da
sparviero, non ricordo se poliziotto o carabiniere. So che portava la divisa ma
io all’epoca non distinguevo l’arma e neppure la differenza tra la divisa di un
vigile urbano o di una guardia giurata. E la signora Lina parlava sempre in
milanese, tant’è che quando la ritrovavo per i compleanni di Rami e Yara, i
figli della mia amica egiziana Nabila, che abitava nella stessa scala dei
Melato, parlava anche con loro in dialetto, e Nabila, rivolgendosi a me, mi
chiedeva: “T’è capì?”. Hai capito?
Alle ragazze Melato non piaceva la vecchia casa dove abitavano coi
genitori, era scomoda, senza ascensore, una vecchia casa di fine ottocento, se
non ancora più vetusta, la casa dei Martinitt, appunto. Ma pur vivendo a Roma,
Mariangela desiderava avere un punto di appoggio a Milano quando, per far
visita alla mamma o per ragioni di lavoro, doveva venire al nord. Così comprò
casa ancora in via S. Marco, poco lontano da casa mia e da quella dov’era
cresciuta, ma di questo suo acquisto diceva: “Ci ho comprato casa, a Milano, ma
non la riconosco più. La Milano da bere è diventata una Milano da vomitare,
quindi sono legata ad una città sparita, coi suoi tassisti simpatici, i tailleur
eleganti, la bellezza segreta dei cortili, il calore della gente, il suo senso
d’ospitalità. Non ci vado da due anni, finiva che per non incazzarmi stavo
chiusa in casa. E’ un’altra città, senza solidarietà, nemica della cultura. Di
tutte le città d’Italia, è quella scesa più in basso, e nel mio cuore stava
molto in alto. E’ involgarita, piena di gente finta, e anche per questo
possiamo ringraziare il nostro capo.”. (ndr: all’epoca dell’intervista avevamo
al governo come Presidente, Silvio Berlusconi).
Ora avrei molte altri piccoli ricordi, ma sono miei, e me li tengo
nel cuore. Ho preferito scegliere tra le cose che di Mariangela già conoscevo
privatamente, quelle che lei ha anche rilasciato in interviste. Mamma Lina non
c’è più da qualche anno, ora Mariangela l’ha raggiunta. Resta Anna a piangerla, coi due figli.
E tutti coloro che l’hanno amata e apprezzata per le sue grandi qualità di attrice
e la sua sincerità di pensiero.
Ah, Mariangela, dimenticavo di dirti: aveva ragione Anna, quando
cantava “che dormitorio pubblico è la mia città….”, per questo avete scelto la vitalissima e soleggiata
Roma? Ma anche Roma sarà vuota e sola, senza di te!
Danila Oppio
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